Santa Sebastian, disegno a penna Bic su carta Fabriano 48x33 cm, Roma 2014

Nel 1938 Martin Heidegger teorizza in un saggio l’avvento dell’”epoca dell’immagine del mondo”. La percezione della realtà attraverso la sua immagine è tuttavia un’idea antichissima, che affonda le sue radici nella teoria platonica. La figura del Demiurgo che plasma il mondo attraverso le Idee si rivela, non a caso, attualissima. L’uomo moderno e contemporaneo non può che percepire la realtà solo attraverso le immagini che la società preconfeziona per lui, attraverso una cultura visuale, rendendo di fatto impossibile una percezione vergine, purificata da qualsiasi preconcetto esistente. Il discorso appare vivificato nell’epoca dei media, dove tutto ci sembra già visto, già sperimentato, già detto, in cui il dibattito tra apparenza ed essenza sembra una battaglia persa in partenza. Se questa post-modernità può apparire come una caterva di riproduzioni, in cui l’originalità non è altro che un antico mascherato, è tuttavia interessante ragionare su come il passato venga svecchiato attraverso le immagini, quindi messo in discussione e politicizzato

È ciò che accade anche al concetto di sacro, che sembra non trovare spazio in una società laica e meccanicizzata. In realtà la sacralità ha semplicemente spostato il suo bacino di interesse, collocandosi al di fuori della sfera religiosa, penetrando la vita quotidiana. È per questo che oggi si può ancora parlare di sacro, magari in relazione a immagini della cultura di massa, del cinema, della produzione artistica, degli idoli di una civiltà. E i fatti di cronaca non fanno che confermare questa teoria, presentandoci un mondo che costruisce la propria idea di sé su personaggi e storie la cui narrazione assume un’aura di santità. Basta pensare alla recente morte di Maradona, la cui esistenza assurge a simbolo, exemplum di santo vivente che diventa modello di vita e icona, la cui popolarità contribuisce a plasmare la cultura di un’intera società. Questa rubrica si occuperà di indagare come il sacro viene percepito, attraverso le immagini, nella società contemporanea, e come la sua funzione di creazione di un gruppo sociale sia, ancora oggi, attualissima.

San Sebastiano e la riproducibilità del sacro

Il “riciclo” di immagini nella formazione di una determinata identità sociale è un processo che riguarda tutte le sfere del sapere, anche quella religiosa. Le storia delle immagini sacre, la cui funzionalità varia nel corso della storia, è un campo di sperimentazione interessante. Se nel Medioevo la rappresentazione di soggetti religiosi costituiva, per una società prettamente cristiana, uno strumento di preghiera e di devozione, nel Rinascimento la percezione dell’arte cambia. Trattandosi di un periodo molto più sensibile a un discorso estetico, i secoli XV – XVI si rivelano più conformi a una concezione dell’”arte per l’arte”. Santi, Vergini, immagini sacre vengono risemantizzate alla luce di una volontà di studio anatomico, o semplicemente in base al desiderio di rappresentare la divinità come uomo, evidenziarne la bellezza corporea, in un’epoca che fa dell’esistenza umana il fulcro della propria narrazione.

Andrea MantegnaSan Sebastiano, 1480-1481 circa, tempera su tela, 257 x 142 cm. Parigi, Museo del Louvre (fonte: analisidellopera.it)

La storia dell’immagine di San Sebastiano è emblematica in tal senso, poiché ad oggi la sua raffigurazione rappresenta simbolicamente la comunità omosessuale. Quali sono i meccanismi di questa risemantizzazione? Si tratta del santo più rappresentato nella storia della raffigurazione cristiana. Il martire trafitto da frecce, il corpo statuario, il supplizio emblematico: un’immagine che, distrattamente o meno, sarà passata dinanzi agli occhi di ognuno di noi. Chi era Sebastiano? Ricostruirne l’agiografia può aiutare a sciogliere molti nodi relativi alla sua figura.

Sebastiano, nativo di Narbona, era un soldato dell’esercito romano vissuto nella seconda metà del III secolo d.C. Dichiaratamente cristiano in una società ancora fortemente pagana, compie la sua carriera militare sotto il paganissimo imperatore Diocleziano, colui che diede inizio a ferocissime persecuzioni contro i monoteisti cristiani. Sebastiano completa la sua ascesa sociale sino a giungere ai vertici del suo cursus honorum, quando diventa parte della guardia imperiale. Dopo aver salvato dal martirio innumerevoli cristiani ed essersi reso artefice di molteplici miracoli e conversioni, scoperto dall’imperatore viene condannato per la sua fede cristiana. La pena è emblematica: legato a un palo, viene trafitto da così tante frecce da sembrare un istrice, come riportano le fonti, nonché abbandonato in balia delle bestie selvagge. Miracolosamente immune dal supplizio, riesce a salvarsi e a mostrarsi di nuovo di fronte all’imperatore, riconfermando a gran voce la propria fede. Questa volta l’ira di Diocleziano non trova ragioni e il santo è condannato alla flagellazione, dopodiché il suo corpo fu gettato nelle fogne.

Oggi l’immagine di San Sebastiano è icona culturale e identitaria della comunità LGBTQ+. Se la storia delle immagini ha percorsi spesso tortuosi e “orali”, è tuttavia interessante provare a ricostruirne il percorso. La risimbolizzazione passa inevitabilmente per il già citato Rinascimento. In questo secolo il martire viene “devirilizzato”, reso giovane e avvenente, attraverso la sua nudità, l’anatomia del corpo e la sensualità della sua posizione. Basti pensare alle rappresentazioni di Guido Reni e di Giovanni Antonio Bazzi, detto “Il Sodoma”, artista la cui omosessualità fu spesso motivo di scandalo. Il martire cristiano viene trasformato dalla concezione estetica rinascimentale in un modello puerile, glabro e seducente, divenendo un simbolo di bellezza.

Giovanni Antonio Bazzi,  San Sebastiano, 1525, Galleria degli Uffizi, Firenze (fonte: frammentiarte.it)

Se già questo passo basta a reindirizzare l’immagine religiosa dalla sfera del sacro a quella del profano, un ulteriore passo viene compiuto del XIX secolo, quando D’Annunzio scrive il libretto di un’opera musicata, nel 1911, da Debussy. Si tratta del Martyre de S. Sebastiane, in cui è inserito il motivo dell’attenzione morbosa di Diocleziano verso la propria guardia. Il rapporto tra l’imperatore e Sebastiano è pregno di sensualità, carica erotica, accenni deliberatamente omosessuali. La figura stessa del martire è evidenziata nella sua corporeità. Non a caso, nella prima rappresentazione dell’opera è una donna ad interpretare il personaggio di Sebastiano: come ad evidenziarne la carica androgina, la sua sessualità in uno stadio liminare.

L’opera di D’Annunzio è sicuramente lo spunto per una serie di raffigurazioni che si muovono nella stessa direzione. La più emblematica di esse arriva nel 1976, quando il cineasta britannico Derek Jarman gira un film in lingua latina dedicato alla figura del santo, dal titolo Sebastiane. Le numerose scene di nudo, la forte attenzione dedicata all’erotismo omosessuale, consacrano la figura di Sebastiano a icona queer nella cultura di massa. La forte sessualità omoerotica attribuita dal regista al gruppo di soldati fu motivo di scandalo nell’Europa degli anni ’70, in cui il dibattito sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale rappresentava un tema estremamente caldo.

Su questa scia artisti, fotografi e performers si sono riappropriati in maniera politica dell’immagine del santo, la cui visione ancora oggi evidenzia una certa attenzione sul corpo: da un lato il flagello imposto, la punizione altrui che vuole punire e umiliare l’identità attraverso la fisicità; dall’altro l’affermazione di una forza interiore che resiste alle pene sottoposte, che rinnega l’umiliazione riaffermando con forza la propria identità, anche a costo della pena. E, non da poco, l’erotismo che ne traspare, attraverso un corpo nudo che, nel momento della privazione, rappresenta tutta la sua forza, la sua bellezza, la sua militanza.

Ed è ciò che l’artista Adele Ceraudo, che oggi vi proponiamo, mette in evidenza in maniera sublime, sostituendo emblematicamente – secondo un canone di corsi e ricorsi storici – il corpo di una donna a quello di Sebastiano.

Santa Sebastian, disegno a penna Bic su carta Fabriano 48×33 cm, Roma 2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *