“La cucina è un po’ come la danza, hanno almeno due parti in comune: dipendono entrambe dai gesti, e ogni performance è una nuova creazione irripetibile e perduta per sempre. È in tal senso che le coreografie e le ricette si assomigliano: si tratta nei due casi di un tentativo di fissare un atto”

Daniel Spoerri

Mangiare è un atto imprescindibile ed essenziale: mangiamo per nutrirci, per stare insieme, per colmare una mancanza o combattere un’ansia. 

Mangiare da sempre ha una forte valenza simbolica e sociale, oltre che vitale. Molti sono gli artisti che affrontano questo tema. In alcuni casi il cibo è indiscusso protagonista delle loro opere.  

A partire dalle scene di caccia dei graffiti preistorici, passando per i mosaici bizantini, fino alle opere più famose del Rinascimento come “L’ultima cena”, il cibo ha sempre occupato un posto di rilievo.

Nell’arte romana il cibo non rimanda a nessun significato nascosto se non a quello di carattere nutrizionale ed estetico, mentre con il passare del tempo esso comincia a rivelare lo status sociale dei personaggi (pane e legumi per i poveri, dolci e carne per le classi elevate), nonché il contesto storico in cui l’opera è ambientata. 

Con Caravaggio, alla fine del XVI secolo, il cibo diventa protagonista assoluto dell’opera, come possiamo osservare nella celeberrima opera dal titolo “Canestra di frutta”.

Particolarmente interessanti sono i dipinti di Giuseppe Arcimboldo ed il valore che lui dà alla frutta, alla verdura e alle forme antropomorfe più curiose, usando a volte le immagini per composizioni emblematiche e di duplice lettura come fa nell’“Ortolano”.

Tra il XVI ed il XVIII secolo l’arte diventa testimonianza tangibile di periodi di abbondanza e carestia che hanno accompagnato l’esistenza dell’uomo. 

Ne sono un esempio “Mangiatore di fagioli” di Annibale Carracci (1584), ma anche “Mangiatori di patate” di Van Gogh (1885), che raffigura un ambiente molto povero ed angusto, dove l’unico cibo condivisibile sono le patate.

  Nel XX secolo gli artisti cominciano a trattare il cibo come elemento ispiratore di realtà oniriche o talvolta di notevole verismo. Ne è un esempio Giorgio De Chirico con il suo “Il sogno trasformato”. 

Nel 1960 nascono importanti correnti artistiche come la POP ART e la EAT ART.

Entrambe utilizzano il cibo come simbolo del consumismo e della sovrapproduzione proposta dai supermercati.

 Andy Warhol, uno dei massimi esponenti dell’arte Pop americana, rappresenta il cibo regolarmente in scatola come allineato ossessivamente sugli scaffali dei supermercati, ciò che regola la nostra vita.

I dipinti di cibo spesso sono allegorie di virtù o valori, altre volte sottolineano l’erotismo, l’esotismo o la ricchezza. 

Il fatto che i generi alimentari siano da sempre stati oggetti di ricerca non può non portare ad una riflessione: il cibo ha un’importanza vitale e la sua presenza, disponibilità e varietà per noi non dovrebbero essere mai scontate. 

di Caterina Dragone

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