Domenico Paladino, noto come Mimmo Paladino, è tra i maggiori esponenti della Transavanguardia, movimento artistico italiano nato intorno alla seconda metà degli anni Settanta del ‘900.

Tra le diverse opere da lui realizzate, un caso recente ed interessante è la riformulazione iconografica dei Tarocchi.  

Infatti essi, identificati con una cultura popolare di credenze e superstizione, hanno una tradizione storica ed iconografica molto complessa, antica, precisa ed ampia. 

Riguardo ai Tarocchi si è sempre parlato di una loro canonica suddivisione in “Arcani minori” (le carte da gioco che tutti conosciamo) e “Arcani maggiori”.

Paladino si occupa dei ventidue Arcani maggiori. Essi hanno una numerazione progressiva dallo zero al ventuno, numerati con numeri romani. Queste sono opere d’arte di un certo ingombro. Hanno dimensioni di 109 x 75 cm, ergo non sono le tipiche carte che siamo soliti maneggiare durante una partita tra amici. 

In ognuno dei Tarocchi c’è un elemento che salta subito all’occhio, ovvero la presenza di due o tre carte sovrapposte. Paladino lavora molto con tali giochi di sovrapposizione. E’ un escamotage originale connesso alla tradizione dei Tarocchi, in quanto spesso interpretati come un’entità formata da tre parti: numero, lettera ed immagine. Quella dell’artista è quindi un’interpretazione, in cui i tre piani concorrono alla trasmissione del massaggio. 

Molti di questi Tarocchi sono fatti di ritagli di giornale o di altra natura (un pacchetto di sigarette ad esempio) che aiutano a formare il complesso della carta. 

La carta del Matto apre i Tarocchi, quella del Mondo li chiude. 

  Nel caso del Matto, la testa è data da un taglio di giornale su cui Paladino è intervenuto con le forbici all’estremità superiore ed inferiore, ricavandone i capelli e la barba. 

Il Matto rappresenta «l’energia originaria senza limiti, la libertà totale, la follia, il disordine, il caos, o anche l’impulso creatore fondamentale […] l’eterno viaggiatore che cammina per il mondo senza legami e senza nazionalità».

Una descrizione che ha forti tangenze con l’artista, colui che cura. C’è tutta una tradizione di artisti che si sono rapportati con i Tarocchi e che si sono identificati con il Matto. 

Una carta che esce dagli schemi è quella della Giustizia, la numero otto. Una carta interessante anche dal punto di vista della composizione: nella parte superiore Paladino scrive a matita “GIUSTIZIA” e la copre con un velo di plastica semitrasparente. La scritta sottostante alimenta il dubbio su cosa sia la Giustizia, vi si può leggere “traspare così di tutto l’illusione”. Questo Tarocco ha significati molteplici e tra loro contrastanti: da quello negativo di ingiustizia e astuzia, a quello di ammonizione secondo cui «la pretesa di perfezione è disumana perché quello che è perfetto è immobile, insuperabile e quindi morto».

Questa è la carta dove emerge il gioco di rimandi incrociati tra testo, numero ed immagine, che concorrono insieme alla trasmissione di un messaggio.

 L’Eremita è l’arcano numero nove. 

Seguendo una visione simbolica, Paladino restituisce in questo arcano la figura dell’Eremita con un pacchetto di sigarette. Una trovata particolarmente interessante per un serie di motivi: Paladino è un accanito fumatore e porre un pacchetto di sigarette come casa dell’Eremita non può essere casuale ma è una scelta simbolicamente connotata.
Osservando con attenzione, notiamo che l’artista ripassa con una vernice oro il pacchetto simbolo del potere dell’alchimia. 

Nella tradizione l’Eremita, con la sua lanterna, può rappresentare tanto la saggezza più alta quanto una crisi profonda. 

 Paladino, a tratti in modo inconsapevole, crea una trama di richiami e riferimenti per cui dietro queste carte è possibile vedere la figura di Paladino stesso. 

Un caso interessante è la “Carta senza nome”, che è l’arcano numero tredici. Qui ricorre la maschera (presente anche in altre carte) associata alla morte, anche se non è univoca questa interpretazione. Essa può avere anche un significato positivo, di rigenerazione o ripartenza. Un invito «a una rivoluzione collocabile nelle profondità non-verbali o pre-verbali dell’essere, nell’ombra di quel terreno nero che ci è ignoto e da cui emerge, come dall’utero, la nostra umanità».

In questa carta c’è un elemento incongruente, ovvero il colore, non riconducibile alla sfera della morte. In tal caso avrebbe infatti utilizzato altri colori, senza gli inserti arancioni.

 Ed infine il Mondo, l’arcano numero ventuno. Essa contiene al suo interno diversi simboli che ricorrono anche in altri arcani. La mano, ad esempio, un particolare iconografico che torna più volte, così come la croce, i tralci e i numeri.

Il Matto e Il Mondo, la prima e l’ultima carta della serie degli Arcani maggiori, possono essere considerati come l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo grado, i due punti tra cui si dispiega il ventaglio di tutte le possibilità che l’uomo ha di approcciarsi alla vita.

Mimmo Paladino è un artista che, con la sua arte ed il suo linguaggio, ha segnato e segna il panorama artistico contemporaneo. Nel 2015 ha ideato la statua La conoscenza, presentata all’ Expo di Milano, mentre nel 2017 ha realizzato i nuovi paramenti sacri della Cappella Rucellai nel complesso dell’ex-chiesa di San Pancrazio a Firenze.

Caterina Dragone

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